
| Alpi Giulie Slovene | ||
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| CARTA 1:25.000 FOGLIO 19 | ||
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DISL. 806 Mt. – Min 1100 ; Max 1906 | |
| 6 h | ||
| Difficile | ||
Mangart – Jalovec – Canin - Montasio |
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Dopo il Passo del Predil in territorio sloveno dopo qualche tornante e’ indicato “Mangart” prima di un grande ponte |
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Quella che d’estate è una rotabile comoda e molto frequentata, diventa d’inverno un luogo incantevole e maestoso. Riuscire ad arrivare alle pendici di una delle montagne più conosciute e famose delle Giulie, il Mangart, riempie di gioia gia’ d’estate, quando la fatica è dettata principalmente da dislivello e sole. Ma d’inverno le cose cambiano radicalmente. Tutto si copre di uno spesso strato di neve e ghiaccio e diventa molto piu’ difficile l’orientamento. Per non parlare del freddo che in queste zone si sente in maniera particolare. Ma la fatica è sempre appagata da una immagine poetica, quella cupola descritta da tanti alpinisti che d’inverno appare ancora piu’ inaccessibile,anche se ci troviamo sul suo lato meno “vertiginoso”.
Il percorso comincia subito dopo il Passo del Predil, prima di un grande ponte dove vi sono comodi parcheggi. L’obiettivo è raggiungere il Rifugio Koca Na Mangrtskem ( gia’ Rifugio Giuseppe Sillani dell’Alpina delle Giulie ) a quota 1906 metri. Prendiamo subito la strada del Mangart, costruita dai pionieri italiani negli anni ’30, che si sviluppa in numerosi tornanti fin al Rifugio e alla forcella della Lavina. Sono possibili due itinerari: il primo segue tutta la rotabile, molto facile e mediamente lunga ed appagante. L’altra taglia, all’altezza delle malghe, per il bosco permettendo di accorciare il percorso ma di renderlo anche più faticoso. A voi la scelta. Potete tagliare anche più avanti, un segnale rosso ci indica la direzione da seguire (consigliato), giusto per variare almeno un po’ il percorso senza rischiare nulla. La “cupola” , in giornate limpide, veglia sempre su di noi, si nasconde e rispunta fuori molto spesso.Passiamo diverse grotte con stalattiti anche notevoli, fino ad arrivare al punto più difficile dell’escursione. All’uscita dell’ultima grotta il pendio si fa molto ripido e la strada è molto stretta. Si consiglia di valutare attentamente le condizioni della neve prima di effettuare il traverso, e soprattutto di togliersi le ciaspe ed indossare i ramponi e preparare la piccozza per tenersi in equilibrio. Si tratta in tutto di un centinaio di metri, cui bisogna prestare attenzione massima. Noi abbiamo trovato varie tracce di scialpinisti.Una volta superato il tratto, il Rifugio è ben visibile nell’ampio pianoro ricoperto di neve. Se ci giriamo possiamo rimirare non solo il Mangart, ma anche il Gruppo del Canin e del Montasio e lo Jalovec.L’emozione è unica ! Una volta scattate tutte le foto di rito, possiamo ritornare sui nostri passi, con l’assoluta certezza di aver passato una giornata indimenticabile.